Doublesex

11,90

Melologo Jazz per voce recitante, coro femminile e trio

musica di Emilio Galante
testo di Antonia Sorce
voce recitante Mara Pieri

Sonata Islands Trio Emilio Galante, flauto / Andrea Dulbecco, vibrafono / Salvatore Maiore, contrabbasso

Ensemble vocale Celestino Eccher diretto da Chiara Biondani:
Iris Pancheri / Elisa Deromedis / Cristina Martini / Rosanna Vit / Maddalena Barbi / Veronica Maistrelli / Giuditta Clauser / Erika Maistrelli

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SKU: 23asl2016 Category: Tag:

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  1. admin

    Il Tre contenuto nel Due. Così è. Da A e B discendono tre possibili combinazioni: A+A, B+B, A+B (ovvero: B+A che, in questo caso, è lo stesso). L’unione dei due tipi è l’unità, l’intero, la perfezione della sfera. Il tipo singolo invece è un tipo monco, privato della sua metà complementare. Nel Simposio, Platone affida ad Aristofane il racconto (tra l’umoristico e il surreale) di una perfetta, possente umanità primigenia di forma sferica e distinta in tre generi: dal Sole il maschio-maschio; dalla Terra la femmina-femmina; dalla Luna il maschio- femmina: androgino e perfetto. Tanto gagliarda e orgogliosa era questa umanità che Zeus decise di stroncarne la preoccupante ascesa verso l’Olimpo. Col fulmine dunque li dimezzò e i moncherini divennero chi uomo e chi donna. Fine della favola.
    Da mitica perfezione ad anomalia genetica, il passo è lungo o breve quanto il passaggio dal mito alla storia o alla scienza. Antonia Sorce trae da Middlesex di Jeffrey Eugenides un testo che trasuda umanità sofferente e, insieme, si riaggancia con forza al mito, da Platone fino alla tormentata Cassandra omerica. L’odissea di Calliope Stephanides narrata da Eugenides, si converte qui nell’itinerario di Sandra che – discesa da Cassandra, la nonna – scoprì, tardi, di essere Sandro. E che in cerca delle sue radici, da Nashville, e poi da New York, approda infine a un’altra terra, anch’essa densa di miti e archetipi: Sicilia, Palermo, Vucciria.
    Emilio Galante avvolge con la sua musica questo testo in bilico fra sogno, confessione e invettiva urlata, innescando a sua volta un vero e proprio maelstrom di ermafroditismo, sorta di
    drammaturgia androgina, dove la lingua italiana e l’inglese, la voce e le voci, i ritmi e le melopee, i colori e la gestualità improvvisativa svelano la loro vicendevole complementarietà in modi del tutto altri, concettualmente più sottili rispetto a certe ovvietà evocative e descrittive della musica melodrammatica o a programma.
    Alla temperatura ora torrida ora sussurrata della voce narrante di Sandra/Sandro, corrisponde la vocalità algida e anglofona, spesso sintatticamente destrutturata, del coro femminile. Alle voci si accoppia quindi la trasparenza ibrida e cangiante di vibrafono, flauto e contrabbasso. È una trasparenza lieve, iterativa, indifferente o quasi, stando al senso tradizionale che si assegna alla categoria dell’espressività. È piuttosto nel suo codice costitutivo, nel suo dna che questa musica si identifica con la vicenda, e dove i tre strumenti acquistano un rilievo particolare e simbolico: contrabbasso quasi emblema di corporeità, il metallo risonante del vibrafono icona dell’onirico; e il flauto traccia, forse, o memoria del mito ancestrale. Strumenti che spesso si tuffano e si liberano in un fantasticare improvvisativo fascinoso, dalla sensualità lieve, guizzante e luminosa. Evocazione e insieme metamorfosi di un immaginario jazz che da tempo è evaso ormai dai suoi recinti, scoprendo in sé altre identità, altri nessi, altre sensibilità. Musica, senza scomodare Wagner, anch’essa androgina e che, in forma di ossimoro, imprime a questo melologo un suo particolarissimo crisma di dolcezza e di violenza, di etereo e di carnale, inscindibilmente fusi.

    (GIordano Montecchi)

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