Johannes Brahms, sonate per clarinetto e pianoforte

11,90

Mirco Ghirardini [clarinetto]
Andrea Rebaudengo [pianoforte]

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SKU: 27asl2016 Category: Tag:

Description

Sonata n.1 in fa minore per clarinetto e pianoforte op.120 n.1 (1894)

  1. Allegro appassionato. Sostenuto ed espressivo
  2. Andante un poco Adagio
  3. Allegretto grazioso
  4. Vivace

Sonata n.2 in mi bemolle maggiore per clarinetto e pianoforte op.120 n.2 (1894)

  1. Allegro amabile
  2. Allegro appassionato – Sostenuto
  3. Andante con moto – Allegro

Additional information

Artist

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Artwork

Format

Instruments

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Musicians

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Credits

sound engineer Dario Caroli
rec 22,23 june 2015 at Teatro Valli, Reggio Emilia. RE (Italy)
photo by Stefano Camellini

Preview

1 review for Johannes Brahms, sonate per clarinetto e pianoforte

  1. admin

    Immaginiamoci, soltanto per un attimo, che per un qualche effetto strano, magia o esplosione nucleare, un bel momento io perda il mio corpo e di me non rimanga che un’unica piccolissima molecola. Non bisogna immaginare che si tratti dell’anima, il corpo mollato sulla seggiola come dei vestiti smessi e l’anima, con tutte le sue intenzioni e desideri, che esce dal corpo e si appoggia sul soffitto in attesa di centrare la finestra per puntare diritta al cielo stellato. Avevamo detto molecola: di me niente è restato nella stanza a parte questa singola molecola, per esempio una molecola di glutammato di sodio. E la molecola, che è leggerissima, resta lì per un sacco di tempo nell’aria della stanza in sospensione. Non sale e non scende. E così passa il tempo, e passa dell’altro tempo; la mia molecola rimane sempre lì, in mezzo alla stanza in sospensione.
    Ma ecco che a un certo punto qualcuno entra nella stanza, vede un impianto stereo, e vede di fianco all’impianto stereo un bel CD di sonate di Brahms per clarinetto e pianoforte. Lo infila nello stereo e pigia Play. E la musica va. E va anche la molecola. E così, per la mia molecola restata, la musica sarebbe un modo di farsi dei gran viaggi, prima ti sbatte un po’ in su, poi sbatte giù, ti tira due metri a destra a gran velocità, poi ti lascia lì a galleggiare di nuovo in mezzo alla stanza. Un misto di paracadutismo, parapendio e aliante, ma a brividini e senza rischiare la pelle. E la mia molecola, che ormai si è abituata ai suoi viaggi, aspettando che l’idiota, che adesso è andato fuori a fare delle sue faccende, torni nella stanza a metter di nuovo su il cd, sarebbe nello stato di uno che fra tre giorni deve partire per un mese di vacanze in Lituania, tutta smaniosa. E invece il giorno dopo, magari, l’idiota arriva e mette su la settima di Mahler, e la povera molecola viene sbattuta di qua e di là, contro le pareti, perde anche due o tre atomi, finisce per terra, poi sbatte sul soffitto. Ma finalmente suona il campanello. È arrivata la morosa dell’idiota, che è più delicata dentro, toglie Mahler e rimette le sonate di Brahms, e via che di nuovo si viaggia con più garbo. E la mia molecola è di nuovo tutta contenta.

    Ugo Cornia

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